venerdì, 08 giugno 2007
Spazio di prova per la costruzione del nuovo blog ISPRO.
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giovedì, 31 maggio 2007
E' morto nella sua casa di Filattiera (MS), in Lunigiana, all'età di 79 anni, l'On. Nello Balestracci. Già consigliere regionale della Toscana, poi Parlamentare, fu un importante esponente poltico della Democrazia Cristiana negli anni '80 e più recentemente del movimento di Forza Italia. Il suo nome è e resterà per sempre indissolubilmente legato alla storia della protezione civile italiana.
"Una persona speciale, un uomo colto e un caro amico" - dice di lui l'on. Zamberletti, presidente dell'Ispro - "Balestracci è stato firmatario e soprattutto relatore del disegno di Legge parlamentare che, unificato con quello governativo, dette vita alla legge 24.2.1992 n. 225 istitutiva del Servizio Nazionale della Protezione Civile. Lo ricorderemo con grande affetto, ed è importante che nel venticinquennale della promulgazione della 225 e della nascita del Dipartimento della Protezione Civile, possa trovare spazio il ricordo di questa importante figura della protezione civile italiana". Ai familiari di Nello Balestracci, il Consiglio Direttivo dell'ISPRO indirizza il più vivo cordoglio.
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categoria:cultura, notizie, rassegna stampa
giovedì, 31 maggio 2007
Il Presidente emerito della Repubblica, Senatore Francesco Cossiga, ha partecipato stamani all’assemblea annuale dell’ISPRO - Istituto Studi e Ricerche sulla Protezione e Difesa Civile e sulla Sicurezza, che è presieduto dall’onorevole Giuseppe Zamberletti.

“Il Senatore Cossiga, allora ministro dell’ Interno”, ha ricordato Zamberletti, “è tra gli iniziatori della Protezione civile italiana, le cui fondamenta furono gettate nei giorni del terremoto del Friuli, con la cosiddetta “legge sui poteri”, che consentì di dare autonomia e agilità alla gestione dell’emergenza sul campo e alla successiva ricostruzione”.
In sede di rinnovo delle cariche, l’assemblea ha confermato l’on. Zamberletti alla presidenza dell’ISPRO.

 

Rassegna fotografica dell'incontro

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categoria:cultura, rassegna stampa, interno
giovedì, 31 maggio 2007
Il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile insieme agli assessori e ai direttori Regionali della Protezione Civile hanno raggiunto un importante accordo per la creazione di una rete nazionale di radiocomunicazioni, capace di connettere le strutture regionali di protezione civile e il Dipartimento nazionale, integrando anche le comunicazioni dei Vigili del Fuoco.
Partendo dal Protocollo d’intesa firmato recentemente fra il Dipartimento della protezione civile nazionale e il Ministero delle Comunicazioni sarà creata un’unica rete nazionale di radiocomunicazioni che connetterà le reti radio già esistenti al livello regionale con quelle del Dipartimento della Protezione civile e dei Vigili del Fuoco. La nuova rete, attraverso un sistema a microonde a larga banda, renderà più semplice ed efficace il flusso delle comunicazioni fra tutte le componenti del sistema nazionale della protezione civile nel caso di un intervento in emergenza. E’ previsto inoltre che la rete radio nazionale di protezione civile sia in grado di garantire la sua funzionalità in qualsiasi situazione, potendo contare anche su un sistema di back-up satellitare.
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categoria:tecnologia, dipartimento, protezione e difesa civile
domenica, 19 marzo 2006
LA NAVE FANTASMA
Nel 2005 il Ministero della Difesa aveva annunciato la creazione di una Commissione per lo studio di una nave ospedale della Marina Militare Italiana. Appare evidente come, oltre agli usi bellici, tale notizia ricopra una importanza fondamentale per la Protezione Civile Italiana, che dispone di navi soccorso ma non di navi ospedale, come vedremo chiaramente più avanti.
 
Tra le forze maggiormente protagoniste dei soccorsi del dopo Tsunami del Dicembre 2004 nel Sudest Asiatico vi sono state la USNS MERCY della Marina Militare Statunitense. La Mercy, incrociante al largo di Banda Aceh ha trattato con successo oltre 10.000 pazienti vittime dello Tsunami e delle successive scarse condizioni sanitarie.
Le navi ospedale americane, la TH-19 MERCY e la TH-20 CONFORT sono ex navi petroliere riarmate completamente quali navi ospedale durante la Guerra Fredda. Le navi ospedale dispongono di ponte di volo o di Heli - Pad per permettere l'atterraggio di elicotteri e quindi lo sbarco dei feriti. Lo scopo delle Navi Ospedale è duplice, sia da fungere appunto da "pronto soccorso" galleggiante che quello di garantire lo STRATEVAC (l'evacuazione verso la madre patria) di un gran numero di combattenti feriti dal teatro di operazioni. Nonostante al giorno d'oggi lo STRATEVAC è garantito dagli aerei C-5 e C-130 J sia in Iraq che in Afganistan, sia in caso di conflitto su larga scala che di evento di Protezione Civile, come abbiamo visto per lo Tsunami, le navi ospedale sono una necessità insopprimibile, soprattutto in un mondo dove sia la guerra che i soccorsi umanitari debbono essere proiettati ovunque.
 US - TH 20 CONFORT
 
L'Italia ha una lunga tradizione, bicentenaria, di navi-ospedale :
 

Navi ospedale:

 

Albaro (1890) Brasile (1905)
 

Clodia (1905) Cordova (1906 - 1918)
 

Ferdinando Palasciano (1899 - 1923) Italia (1905 - 1919)
 

Marechiaro Re d'Italia (1907 - 1929)
 

Regina d'Italia (1907 - 1928) R 1 (1911)
 

Santa Lucia (1912) Gargano
 

Aquileia (1914) Arno (1912 - 1942)
 

California (1920 - 1941) Città di Trapani (1929 - 1942)
 

Gradisca (1913) Po (1911 - 1941)
 

Principessa Giovanna (1923) Ramb IV (1937 - 1941)
 

Sicilia (1924 - 1943) Tevere (1912 - 1941)
 

Toscana (1923) Virgilio (1926)
  -

Navi soccorso:

 

Capri Epomeo Laurana Meta
 

Orlando San Giusto Sorrento -
 
 
L'utilizzo ai fini di Protezione Civile delle navi fu immediatamente chiaro dopo il maremoto-terremoto di Messina del 1908, dove, a causa del crollo di tutte le infrastrutture, i primi soccorsi alla popolazione vennero prestati sia dalla Marina Imperiale Russa che da quella Regia Italiana, che incrociavano al largo.
 Porto di Messina - Maremoto 1908
 
Un'ulteriore spinta venne nel massimo periodo di sviluppo delle navi ospedale : la seconda guerra mondiale, dove l'Italia equipaggio ben 13 navi ospedale e gli equipaggi furono forniti dalla Croce Rossa Italiana. Nonostante le insegne di protezione previste dalla Convenzione di Ginevra, solo 4 navi sopravvissero al conflitto. L'uso non fu solamente bellico, ma all'inizio dei bombardamenti sugli obbiettivi civili, le navi ospedale iniziarono ad accogliere anche civili vittime di crolli ed esplosioni. La storia delle navi ospedale italiane è insieme tragica ed epica e invito i lettori del blog a documentarsi sul sito :
http://www.regiamarina.net/merchant/hospital/hospital_it.htm
 
Durante la II° G.M. però si assiste ad una evoluzione cruciale delle tecnologie delle navi ospedali. Queste ultime erano spesso chiamate a svolgere la loro funzione nei pressi di grandi battaglie navali, cannoneggiamenti costieri, bombardamenti aerei e, seppur disponessero di posti letto e capacità operatorie notevoli, non erano idonee, per struttura ed armamento navale a recuperare naufraghi, cercar dispersi, trasbordare un gran numero di feriti a bordo direttamente. Vennero infatti armate navi soccorso per questi compiti, unità più snelle e più attrezzate per effettuare, anche se il termine è moderno, il "search and rescue".
 
 
Nave Ospedale Saturnia
 
La situazione Italiana moderna vede impegnate due navi militari con compiti esclusivi di Protezione Civile : la San Giusto e la Mimbelli. La prima è una nave di sbarco anfibia (in sostanza una portaelicotteri dotata anche di mezzi da sbarco) mentre la seconda è un incrociatore lanciamissili. Questi due mezzi sono tenuti in "pronta partenza" per intervenire in caso di disastro o calamità. La prima è stata pagata con fondi di Protezione Civile proprio per effettuare missioni di soccorso, e se pur dotata di tre sale operatorie e un'ottima capacità S.A.R. e logistica, non è certo classificabile come nave ospedale. Nonostante la sua indispensabilità nel campo di un eventuale disastro o calamità ha una capacità ricettiva limitata, e a questo aggiungerei, che, come chiunque sia stato in operazioni di protezione civile o maxiemergenza sanitaria, è indispensabile evitare di mischiare funzioni diverse concorrenti allo stesso scopo. La Mimbelli è una nave puramente da guerra, che ha la possibilità di attrezzare (con le attrezzature già disponibili e stoccate) la mensa come ospedale da campo. L'utilità di questa funzione è limitata nella protezione civile ovviamente ai piccoli interventi ed appare migliore in campo bellico per l'autosoccorso all'interno di una squadra navale.

 
 Nave San Marco, Gemella della San Giusto
La capacità di risposta navale della Protezione Civile italiana appare dunque limitata dalla mancanza, sia per scopi civili che militari, dall'assenza di una nave ospedale propriamente detta: è possibile svolgere compiti logistici, di primo soccorso e di proiezione delle forze, ma non quella di ricovero e di evacuzione di un gran numero di feriti. L'esperienza dello Tsunami ha dimostrato come, in caso di evento grave, le vittime secondarie (cioè i morti per infezione, traumi e altre patologie) è enorme, e la scelta della Difesa, per quanto costosa appare molto sensata.
 
Purtroppo del lavoro o della stessa persistenza della Commissione ad oggi non vi è notizia.
 

La Mercy in Indonesia

 
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categoria:cultura, politica, politica estera, difesa
venerdì, 17 febbraio 2006

La dichiarazione del Ministro dell'Interno Pisanu

 “I quattro anni trascorsi dall´inizio della legislatura sono un periodo di tempo ormai sufficientemente lungo per esprimere consolidate valutazioni sullo stato della sicurezza nel nostro Paese.

A questa considerazione di fondo è improntato il Rapporto annuale che presentiamo oggi, in coincidenza con la festività di Ferragosto, così come avvenne per le precedenti edizioni  del 2003 e del 2004.

Il Rapporto 2005, infatti, raccoglie i dati sull´andamento dei fenomeni criminali dell´ultimo quadriennio (luglio 2001- giugno 2005) e li confronta, ove possibile, con le cifre relative a quello immediatamente precedente (luglio 1997 – giugno 2001).

Nell´insieme, gli elementi esposti confermano l´efficacia del lavoro svolto dal Governo per conseguire uno degli obiettivi posti al centro del suo programma: migliorare gli standard di sicurezza e di tranquillità del Paese, consolidando il rapporto di fiducia e di reciproca collaborazione tra cittadini, Forze dell´ordine ed Istituzioni.

Un lavoro di lunga lena, impostato e realizzato sapendo bene che in questo campo la ricerca dei risultati a breve termine - pure necessari - non deve condizionare la realizzazione dei progetti di più ampio respiro.

Solo così, infatti, si può elevare davvero il livello della sicurezza e, nello stesso tempo, fare in modo che la collettività nazionale ne abbia chiara percezione.

Mi limito qui a richiamare alcuni dei dati di maggiore rilievo, rinviando per ulteriori approfondimenti alla lettura del testo integrale od anche dell´estratto che lo accompagna.

Osservo soltanto che per la corretta lettura di questi dati bisogna tener presenti sia il costante aumento delle denunce da parte dei cittadini (segno chiaro di crescente fiducia nelle Forze dell´ordine) sia, e soprattutto, la fortissima incidenza sulla delittuosità complessiva dei reati commessi da immigrati irregolari (su un totale di 611.000 persone complessivamente arrestate o denunciate in Italia nel 2004, il 28,12 % era costituito da clandestini). Aggiungo che, invece, la quantità di reati ascritti a immigrati regolari è quasi irrilevante.

Omicidi e reati predatori  (furti, scippi e rapine).

Nel quadriennio 2001-2005 il numero degli omicidi (2.740) è diminuito sia rispetto al quadriennio 1997-2001, che ne aveva registrati 3.215 (-14,8%), sia rispetto a quello 1993-1997, nel quale erano stati invece 3.819 (-28,2%).

Diminuisce anche il numero totale dei furti, il più diffuso tra i reati predatori: in questo caso la flessione rispetto al quadriennio precedente è di circa il 4% (5.453.752 contro 5.684.800).  

Tra i vari tipi di furto spiccano le tendenze positive registrate per quelli di autoveicoli (-25,4 % rispetto al quadriennio 1997-2001 e -32,4% rispetto a quello 1993-1997) e per i furti in abitazione: qui la diminuzione è del 33,8% rispetto al quadriennio 1997-2001 e del 30,3% rispetto a quello 1993-1997.

Soddisfacenti sono anche i dati sui borseggi  (-11,4%), sugli scippi  (-22%), sui furti negli esercizi commerciali (-24,1%) e su quelli a danno di auto in sosta (-14,5%).

Non differente è l´andamento delle principali tipologie di rapina:
-12,7% per quelle in banca e -16,5% per quelle negli uffici postali.

Tra i reati contro il patrimonio aumentano invece, ed in maniera consistente, le truffe (+69,6%) che hanno quasi raddoppiato la propria incidenza sul totale generale dei delitti (erano il 2,2% nel quadriennio 1997-2001, sono ora salite al 3,8%). Il fenomeno è legato, in buona misura, al notevole sviluppo del commercio elettronico, che ha aperto nuovi orizzonti a questo tipo di attività criminale. Ricordo tuttavia che negli ultimi anni l´affinamento degli strumenti di prevenzione e contrasto, come il sistematico “pattugliamento dei territori virtuali”, hanno consentito di realizzare risultati assai promettenti.

Criminalità organizzata e traffico di stupefacenti

L´impegno delle Forze di polizia in questo campo è stato premiato da risultati di grande valore quali:
- l´arresto di 435 latitanti (82 mafiosi, 190 camorristi, 127 appartenenti alla ‘ndrangheta e 36 esponenti della criminalità organizzata pugliese). Tra questi fuorilegge, ben 17 erano inclusi nell´elenco dei trenta più importanti ricercati;
- la diminuzione degli omicidi commessi da appartenenti alle organizzazioni criminali, che sono stati 648 contro i 796 del quadriennio precedente (-18,6%). La metà circa è riconducibile alla camorra;
- l´aumento, sempre rispetto al quadriennio 1997-2001, dei sequestri di sostanze stupefacenti (cocaina +60,8%; eroina +111,8%; anfetaminici +183,3%; cannabis +62,4%);
- la diminuzione dei decessi per droga, più che dimezzati rispetto al quadriennio precedente: da 4140 a 2040 (-50,7%).

Immigrazione clandestina via mare

L´immigrazione clandestina via mare è stata drasticamente ridimensionata, con l´azzeramento dei flussi dall´Albania e dalla Turchia verso Puglia e Calabria. Pertanto il fenomeno interessa ora solo Lampedusa e le coste siciliane. Questi i dati che sintetizzano, in termini di clandestini sbarcati, la diminuzione dell´ultimo quadriennio: dai 23.719 del 2002 si è passati ai 14.331 del 2003 e ai 13.635 del 2004. Nel primo semestre di quest´anno sono sbarcate 7.543 persone, nonostante il fortissimo aumento della pressione migratoria dall´Africa dovuto a calamità naturali e gravi eventi sociali e politici.

Terrorismo interno, estremismo politico ed illegalità politica diffusa

 L´azione di contrasto al terrorismo di area marxista-leninista ha condotto, nell´ultimo periodo, all´arresto di 94 persone a fronte delle 35 catturate nel quadriennio 1997-2001. Tra queste vi sono 17 militanti delle Nuove Brigate Rosse – Partito Comunista Combattente, assicurati alla giustizia grazie alle indagini svolte a seguito degli omicidi Biagi e D´Antona e del tragico episodio che costò la vita ad Emanuele Petri, eroico sovrintendente della Polizia di Stato.

 Altrettanto vigorosa è stata l´azione sviluppata nei confronti del movimento anarco-insurrezionalista, di cui sono state finalmente individuate le strategie di attacco, le modalità operative e le connessioni organizzative interne ed internazionali. Solo negli ultimi tre mesi sono stati operati 17 arresti ma sono ancora aperte diverse, promettenti indagini.

 Per quanto riguarda la lotta all´estremismo e all´illegalità diffusa, nell´ultimo quadriennio il numero degli arresti è aumentato più del 50%, passando dai 284 del periodo precedente a 427. Le denunce sono aumentate invece del 40% (5.596 contro 4.000).

Terrorismo internazionale

A nessuno sfugge, naturalmente, che il quadriennio cui fa riferimento il Rapporto è lo stesso che ci separa dall´ 11 settembre 2001.

Se è vero che quegli attentati hanno cambiato la nostra storia, è ancor più vero che essi hanno inciso profondamente sulle politiche di sicurezza dei Paesi occidentali, ponendo problemi nuovi e onerosi con i quali ci stiamo ora misurando, incalzati dalla tragica sequenza che ha legato Casablanca, Istanbul, Madrid e Londra.

Proprio queste circostanze, e la straordinaria gravosità dell´impegno che ne è derivato per le Forze dell´Ordine, conferiscono un risalto ancora maggiore ai risultati dell´azione che esse hanno svolto dal 2001 ad oggi. Azione che, per quanto riguarda il terrorismo internazionale, ha portato all´arresto di 203 persone tra le quali, da ultimo, Hamdi Issac Adus, uno degli autori del fallito attentato di Londra del 21 luglio. Risultati ancora più incisivi potranno ora essere ottenuti grazie alle nuove norme proposte dal Governo e definitivamente varate dal Parlamento a larghissima maggioranza ed in brevissimo tempo.

Di fronte ai risultati che ho qui succintamente esposto, e ben sapendo quali sacrifici essi hanno comportato, sento di dover esprimere, da cittadino e da Ministro dell´Interno, una profonda gratitudine alle donne e agli uomini del nostro sistema sicurezza.

*   *   *   *   *

Per conseguire i propri obiettivi programmatici, il Governo ha  impostato la politica di sicurezza su tre pilastri fondamentali: il controllo del territorio, la prevenzione ed il coordinamento.

Il controllo del territorio è certamente la pietra d´angolo del sistema, premessa indispensabile per l´efficace e continua prevenzione delle attività criminali.

La presenza visibile ed attenta delle Forze dell´ordine nei luoghi della vita quotidiana non serve solo ad impedire che i reati vengano commessi, ma anche a creare la serenità necessaria per il libero ed ordinato svolgimento della vita sociale in tutte le sue forme: dal lavoro alla partecipazione politica e sindacale, al godimento del tempo libero.

Così, alla sicurezza in termini oggettivi si affianca quella soggettivamente percepita dai cittadini, in un circolo virtuoso grazie al quale l´una e l´altra si rafforzano a vicenda.

Seguendo questa impostazione fu avviato, tre anni fa, il programma denominato “Vie libere”, una serie di operazioni improvvise, mirate alla prevenzione e al contrasto delle forme delinquenziali che maggiormente incidono sulla sensazione di sicurezza del cittadino: lo sfruttamento della prostituzione, l´immigrazione clandestina, lo spaccio di sostanze stupefacenti, l´abusivismo commerciale e i reati contro il patrimonio. L´attuazione del programma ha interessato tutto il territorio nazionale e ha consentito: di arrestare 18.386 persone e denunciarne altre 21.935; di sequestrare 5.390 chili di droga e 464.709 prodotti contraffati; di espellere 24.374 clandestini.

Parallelamente, ha preso l´avvio l´introduzione del poliziotto e del carabiniere di quartiere. Dopo l´ultima immissione in servizio di circa settecento agenti, avvenuta un mese fa, il nuovo servizio viene oggi svolto da 3.000 operatori in 622 aree urbane. Entro la fine dell´anno i poliziotti e i carabinieri di quartiere aumenteranno ancora, arrivando a 3.700 unità in 743 aree.

Il coordinamento rappresenta l´anello di chiusura del sistema, perché salda tra loro, rendendole più efficaci, le molteplici e varie attività dei soggetti che debbono contribuire alla tutela dei cittadini, della loro incolumità e dei loro beni.

Il coordinamento si realizza in una duplice dimensione: la prima è quella dell´integrazione funzionale delle Forze di polizia e del loro più stretto raccordo con i Servizi di informazione; la seconda è quella della “sicurezza integrata”, cioè del coinvolgimento attivo delle altre istituzioni pubbliche e private, nazionali e locali, in un impegno corale per produrre più sicurezza e migliore vivibilità quotidiana dei “territori” e degli ambienti di vita e di lavoro.

Nell´ultimo quadriennio la progressiva affermazione della cultura del coordinamento ha condotto ad un tangibile ampliamento delle iniziative interforze, tanto al centro, quanto in  periferia.

Se la nuova “Cittadella” Interforze dell´Anagnina, a Roma, rappresenta oggi la più efficace immagine strutturale di questo processo di integrazione, il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo ne esprime  altrettanto bene l´aspetto dinamico. Il C.A.S.A. è infatti il tavolo di raccordo tra Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Sismi e Sisde, che esamina tutte le informazioni disponibili e fornisce indicazioni assai utili alle forze sul campo. E´ un lavoro continuo, silenzioso ma efficace, di cui tocchiamo con mano i risultati nella lotta quotidiana al terrorismo interno e internazionale”.

Altrettanto importanti e significativi sono i traguardi che in questo stesso quadriennio abbiamo raggiunto in tema di “sicurezza integrata” e, in particolare, di collaborazione con le Regioni, le Province e i Comuni.

Tra i tanti episodi mi piace qui ricordare le solenni cerimonie dello scorso aprile, che hanno visto raccogliersi nella Città del Vaticano, insieme ad una folla immensa, la più grande assemblea di Capi di stato e di governo della storia dell´umanità. In quelle delicatissime circostanze le nostre Forze di polizia, del soccorso pubblico, della protezione civile e del Comune di Roma, hanno realizzato una sintonia operativa così efficace da suscitare l´ammirazione di alte personalità internazionali e delle voci più autorevoli della stampa estera.

Anche questo è un risultato che, come gli altri poc´anzi  richiamati, ci autorizza a guardare in avanti con giustificata ambizione e serena fiducia”.

Estratto da LO STATO DELLA SICUREZZA IN ITALIA

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categoria:rassegna stampa, interno, protezione e difesa civile
giovedì, 09 febbraio 2006
Una tre giorni di lavoro per tentare di gettare le basi di un sistema di protezione civile unico per tutta l'Europa, che comprenda anche i paesi africani e del Medio Oriente che si affacciano sul Mediterraneo. E' l'obiettivo di “Euromed” - il progetto nato su iniziativa dell'Italia e dell'Egitto proprio nella speranza di riuscire a dar vita ad un sistema "euro-mediterraneo di riduzione, prevenzione e gestione dei disastri di origine naturale e artificiale" - i cui rappresentanti si sono riuniti a Roma. All'incontro hanno preso parte i i 25 paesi membri dell'Unione europea più Algeria, Egitto, Marocco, Tunisia, Libano, Siria, Turchia e Giordania.
Al tavolo dei partecipanti anche i rappresentanti di Israele e dell'Autorità Palestinese, nonostante il gelo dei rapporti tra i due paesi dopo la vittoria alle elezioni palestinesi di Hamas.
Nato nel 1996, Euromed ha vissuto fino all'anno scorso la fase pilota in cui ci si è concentrati sulla formazione e sullo scambio delle informazioni tra i vari paesi.
Da quest'anno, sotto la direzione di Francia e Algeria e la presidenza del Comitato Direttivo di Italia ed Egitto, si cercherà di dare un volto operativo al progetto, pianificando le attività future e, soprattutto, cercando di dare corpo al primo nucleo di protezione civile europea, che ancora stenta a nascere sia per problemi burocratici sia per diversità di vedute su quale debba essere il ruolo e l'ambito di intervento del nuovo organismo. L'incontro è l'occasione per una prima riflessione finalizzata alla preparazione del programma di lungo periodo che darà l'avvio ad un processo di armonizzazione dei sistemi di protezione civile dei paesi dell'area del Mediterraneo".
Intanto oggi Philippe Maystadt, presidente della Banca europea per gli investimenti (Bei), presenterà il resoconto delle attività dell'istituto di credito europeo nel corso del 2005 e le prospettive per il 2006. Una parte della relazione sarà dedicata esclusivamente al Femip, lo strumento finanziario della Bei a sostegno dei partner mediterranei dell'Ue che, dal 2000 al 2004, ha visto aumentare costantemente le sue attività.

(fonte ildenaro.it)
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categoria:europa, rassegna stampa
mercoledì, 01 febbraio 2006
POLITICA - Nuova legge per la Protezione Civile
Venerdì scorso il Consiglio Grande e Generale ha approvato la legge di riordino del Servizio di Protezione Civile. La nuova normativa istituisce il Coordinamento della Protezione Civile, organo centrale e di governo del sistema di intervento, e la figura del Capo del Servizio, di nomina consiliare. Tali organismi dovranno lavorare in collaborazione con i servizi già presenti nella Pubblica Amministrazione, e con il concorso del volontariato, che sarà reclutato secondo una disciplina da adottare con successivo Decreto.
Il Coordinamento della Protezione Civile sarà presieduto dal Segretario di Stato per gli Affari Interni. Ne faranno parte anche i Segretari di Stato per l'Industria, per il Territorio e Ambiente, per la Sanità e Sicurezza Sociale, nonché il Capo del servizio di Protezione Civile.
Tra i suoi compiti:
- promuovere e attuare le attività volte a prevedere e prevenire le ipotesi di rischio, comprese le normative di sicurezza e antincendio per la costruzione di nuovi edifici e l'adeguamento degli esistenti e degli impianti tecnologici;
- promuovere e attuare piani per l'organizzazione dei soccorsi;
- adottare ordinanze per requisire beni mobili o immobili necessari per fronteggiare calamità;
- adottare ordinanze per reclutare i cittadini;
- promuovere piani educativi e di informazione;
- promuovere attività di volontariato.
Il provvedimento è un impianto che prevede successivi interventi normativi che specificheranno, tra l'altro, i parametri di sicurezza degli edifici per destinazione d'uso. Prevede inoltre l'avvio di attività formative sia per il personale professionista sia per i volontari, nonché l'adeguamento delle apparecchiature.
L'attività formativa per volontari sarà curata dal Servizio Antincendio e Protezione Civile che resta una delle strutture operative prioritariamente impegnate, con la Polizia Civile, la Gendarmeria e le Guardie di Rocca, per le operazioni di Protezione Civile.

Non male come idea, perchè non adottarla anche in Italia?

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categoria:politica, politica estera
lunedì, 30 gennaio 2006

Catastrofi – Rafforzare la protezione civile europea

L'UE chiede di rafforzare la protezione civile europea e di redigere le mappe di vulnerabilità del territorio ai disastri naturali, tenuto conto anche dei cambiamenti climatici

L'UE ha proposto di rafforzare la protezione civile europea e la prevenzione dei disastri naturali attraverso un'azione di coordinamento delle protezioni civili europee e di una azione di «sussidiarietà». Su questo argomento è già pronta una bozza di direttiva europea.
La proposta nasce dall'esigenza di dare risposte adeguate ed efficienti ai rischi naturali o indotti dalle attività umane e di fornire un'adeguata collaborazione anche a livello extra-europeo. Questa esigenza si è resa particolarmente evidente in questi ultimi tempi dopo i disastri alla popolazione ed all'ambiente degli incendi boschivi record della scorsa estate in Portogallo, dopo le disastrose alluvioni, sempre della scorsa estate, che hanno colpito l'Europa centro orientale, senza dimenticare disastri come l'uragano Katrina negli Usa (sempre nella scorsa estate) e lo tsunami asiatico del dicembre 2004.

Le proposte della Commissione contengono, tra l'altro:
- una dotazione a livello europeo di aerei anti-incendio, attrezzature di emergenza e personale qualificato pronto ad intervenire immediatamente nel caso in cui gli interventi delle protezioni civili dei paesi membri non fossero adeguati o sufficienti,
- la realizzazione di un sistema di sorveglianza ed allerta europeo con la pubblicazione giornaliera di un bollettino, collegato ed interconnesso con i circa 50 centri di allerta che sono presenti a livello mondiale.

Questa nuova direttiva chiederà a tutti i paesi membri UE che vengano preparate opportune mappe di vulnerabilità dei loro territori e di rischio di alluvioni o inondazioni, tenuto conto anche della evoluzione del clima e dei cambiamenti climatici.


(news dal sito: www.vglobale.it)

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categoria:europa, rassegna stampa
venerdì, 27 gennaio 2006
UE: PROTEZIONE CIVILE, BRUXELLES PUNTA A RENDERLA PIU' EFFICACE
COMMISSIONE VARA NUOVE MISURE PER RINFORZARE COORDINAMENTO
 
Bruxelles, 27 gen - (Adnkronos/Aki) - Bruxelles scommette su una protezione civile europea piu' integrata e piu' autonoma per rispondere efficacemente ai rischi di nuove catastrofi. Un obiettivo che la Commissione Ue intende raggiungere intervenendo sugli ''anelli deboli'' del meccanismo che fino ad oggi ha coordinato l'assistenza fornita dai paesi europei ai paesi vittime di calamita'. Presentando la nuova batteria di misure il commissario all'ambiente Stravos Dimas, ha riconosciuto che il sistema ha dimostrato la sua utilita' di fronte a catastrofi come quelle provocate da Katrina, dalle alluvioni in Romania e Bulgaria o durante gli incendi in Portogallo. ''Tuttavia, ha proseguito, puo' ancora esser migliorato''.   
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categoria:europa